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Anoressia nervosa

I caratteri sono la fame e la malnutrizione, una forte resistenza a seguire il trattamento e un alto rischio di complicanze cliniche.


Non c’è un preciso limite di peso che faccia scattare la soglia dell’anoressia. È frequente, però, che una persona adulta che viva questa condizione abbia un BMI molto basso, generalmente minore di 17,5. Nonostante l’anoressia porti spesso il soggetto a negarlo, una caratteristica comune è la paura intensa di ingrassare. Forte è la necessità di controllare tutto il cibo e la modalità con cui questo viene preparato.


Esistono due forme di anoressia: una restrittiva, caratterizzata da – come suggerisce il nome – restrizione, ossia dieta estrema, digiuno ed esercizio fisico eccessivo e una caratterizzata invece da abbuffate e condotte di eliminazione, come per esempio il vomito autoindotto o l’utilizzo di lassativi e di diuretici.


Può succedere che un individuo passi da una forma all’altra. Abbiamo detto che il rischio di complicanze mediche è alto. Queste sono per lo più legate all’eccessiva diminuzione del peso corporeo e alla malnutrizione. Frequenti sono, per esempio, la perdita di massa muscolare e l’osteoporosi. Ma anche la disidratazione e gli squilibri elettrolitici, ossia degli ioni come il sodio, potassio, calcio o magnesio presenti nel sangue. Si possono, inoltre, verificare alcune complicanze cardiovascolari come l’abbassamento della pressione o della frequenza cardiaca.

L’anoressia può durare moltissimi anni e in una percentuale assolutamente non irrilevante può diventare cronica.


Talvolta richiede l’ospedalizzazione e il rischio di recidive è alto. La sofferenza interiore è così grande che, purtroppo, vi è anche un rischio di mortalità legata al suicidio. La gestione deve essere multidisciplinare e tenere conto di tutti i punti di vista: la nutrizione e il trattamento delle complicanze mediche sono, infatti, fondamentali ma la valutazione psichiatrica e la psicoterapia sono alla base del trattamento di una malattia di cui quello che vediamo non è altro che la punta dell’iceberg di una sofferenza estrema, della mente e del corpo.

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